Decreto riguardante l’obbligo di trasporto e vitto per i boia

Bolzano, 1805

L’Ufficio distrettuale imperial-regio obbliga i funzionari, gli albergatori e i carrettieri a trasportare, ospitare e vettovagliare il boia durante l’esercizio delle sue funzioni.

In Tirolo c’era un boia a Merano e dal 1497 in poi anche uno a Hall. Venivano incaricati da oltre trenta alte corti di giustizia che attribuivano loro il diritto di imporre punizioni, dalle pene corporali alle condanne a morte. A partire dal 1795 il boia si metteva in viaggio da Vienna per raggiungere il Tirolo.

Il boia o giustiziere, detto anche “uomo libero”, eseguiva le condanne a morte e praticava torture e punizioni corporali. I requisiti di base per la professione erano una buona costituzione fisica, un periodo di apprendistato e un attestato ufficiale.

La remunerazione di un boia era fissata con esattezza. Nel 1752 il boia di Merano riceveva, ad esempio, 6 fiorini per un’esecuzione, 1 fiorino per mettere alla gogna, 45 fiorini per seppellire un suicida e 1 fiorino per il prestito di uno schiacciapollici.

Il boia esercitava inoltre la funzione di guaritore, una delle sue attività secondarie più importanti. Poiché conosceva l’anatomia umana, si riteneva che avesse maggiori conoscenze rispetto al barbiere o al cerusico. Inoltre aveva a disposizione dei rimedi a cui la credenza popolare attribuì fino all’Ottocento una grande efficacia: sangue, grasso e parti del corpo dei giustiziati.

I boia esercitavano un mestiere “indecoroso”, alla stregua degli scuoiatori e dei fognaioli, ed erano pertanto al di fuori della società. E ciò valeva anche per la loro famiglia: i loro figli non potevano imparare un mestiere “onesto” e non era possibile che sposassero qualcuno appartenente a un ceto “onesto”.

Letteratura

Heinz MOSER, Die Scharfrichter von Tirol. Ein Beitrag zur Geschichte des Strafvollzuges in Tirol von 1497–1787 , Innsbruck 1982, pp. 32-35

  • Materiale & Tecnica

    carta stampata

  • Dimensioni

    30,8 cm x 21,5 cm

  • LMST Inv. n.

    700204

    (acquistato da Antiquariat Gallus, Innsbruck, 1999)